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Morto dentro. Vivo fuori.

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Luci & Ombre
Odio : Ciò che amo...

Amo : Ciò che odio...
Frasi nel Nulla


Sommerso dalla malinconia, affogo nel rimorso.


Circondato dalla solitudine mi abbandono al vuoto, osservando lo scorrere del tempo mietere le speranze di un futuro migliore.


Sono un angelo senz' ali che ha perso le proprie speranze avvicinandosi a una meta chiamata libertà, scoprendo che non era altri, che l' Utopia sotto falso nome.


E se l' uomo è fatto a immagine e somiglianza di dio, dio è un pessimo pittore.O un pessimo soggetto.


Chi ha se stesso non sarà mai solo.


Schiavi di un destino che non ci appartiene, viviamo nella speranza di un domani che non arriverà mai.


Potrei amarti come un burattinaio ama le sue marionette: fintanto che lo assecondano continuerà ad amarle.


La Malinconia è Madre
all' Arte.
Sguardi nel Vuoto
*loading* Sogni Infranti

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Sussurri del Tempo


Grazie a...
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postato da KillerInside alle ore 12:15
venerdì, 28 aprile 2006

C' era una volta,

O forse non c'è mai stata,

una città in cui la corruzione dilagava e dove la luce del Sole non lambiva più i tetti delle case, dove i raggi non sfioravano i volti sorridenti delle persone, forse perchè dei volti sorridenti non c' erano più.

Anche la Luna non si affacciava più per gettare uno sguardo sfuggente e ingannevole, indignata dall' atmosfera cupa che regnava nella città: ladri, prostitute, assassini, vandali e quant' altro si aggiravano minacciosi per le strade, così da costringere gli abitanti a rimanere in casa.

L' unica luce presente era quella dei lampioni che illuminavano perennemente le strade, in quella città così isolata dal resto del mondo; sembrava che perfino la natura avesse dimenticato tale luogo.

Di certo non era luogo adatto per una bambina tanto bella e gentile come quella che è la protagonista della nostra storia: orfana di genitori, si era ritrovata presto orfana, intrappolata nel suo corpo minuto e grazioso, simile a un angelo, solea osservare la città da un alta collina con i suoi occhi azzurri, mentre il vento sfiorava dolcemente i capelli facendoli levare nell' aria, quasi fossero raggi di luce sperduti e la faceva tavolta rabbrividire dal freddo, infiltrandosi nel suo bianco vestitino stracciato e sporco di terra.

Ciò che attraeva la sua attenzione era una piccola aiuola che si trovava nel centro di una piazza, attorniata da piccole fontane, che l' annaffiavano ad intervalli regolari; niente destava in lei più gioia del vedere quelle gocce, che per un gioco di luci, apparivano cariche di un color verde smeraldo speranza.

Era questo l' ultimo ricordo dell' antico splendore della città, degradato insieme alle strutture e agli animi delle persone che l' abitavano; a farle compagnia una piccola farfalla dai colori variopinti, che la accompagnava in tutti i momenti della giornata, da quando cercava cibo, al momento dei giochi, fino a quando la stanchezza sopraggiungeva e si abbandonava alla nuda terra, cadendo in un sonno profondo.

Scorrevano velocemente i suoi giorni, nell' allegra spensieratezza della sua ingenua fanciullezza; con la stessa ingenuità viveva la sua vita, semplice ma che la rendeva felice.

Era suo grande desiderio avvicinarsi a quell' aiuola, ma nel profondo sapeva che era un luogo per essere avvicinato e quindi si limitava ad osservarla da lontano, lontano dai tanti pericoli che affollavano quella città.

Ci si potrebbe chiedere come quella piccola oasi, potesse esistere in quel deserto di rabbia, paura, violenza ed orrore.

Era forse la purezza del suo cuore a preservare la sua integrità, l' unica che le permetteva di saper trovare dell' oro nel mare più nero.

Abituata a quella vita così allegra, spensierata e felicemente semplice, non era pronta ai cambiamenti: tuttavia un giorno successe una cosa che distrusse le sue certezza e che cancellò il suo perenne sorriso dal visino immacolato.

Solitamente al suo risveglio, trovava la sua farfallina Maya (così aveva scelto di chiamarla) che le svolazzava intorno, felice del suo risveglio; tuttavia oggi pareva giacere accanto a lei senza dare segno di voler svegliarsi.

Vani furono i richiami, vani furono i tentativi di svegliarla; infine capì: era morta.
Una gran tristezza attanagliò il suo cuore ora diviso in mille pezzi dal dolore; il Sole, la Luna e perfino le Stelle parvero sentire il suo pianto di dolore.

L' aveva accudita amorevolmente da quando era un piccolo bruco ed erano cresicute insieme, costituendo un punto di forza d' appoggio l' una per l' altra; era forse la sua straordinaria forza d' amare la vita che aveva concesso alla piccola farfallina di vivere così a lungo.

Attese molti giorni, non consapevole dell' occhio ora vigile del Sole, della Luna e delle Stelle che vegliavano su di lei.

Aspettò che il silenzio regnasse sovrano nella città devastata dal caos e dalla cattiveria, quindi per la prima trovò il coraggio di avvicinarsi all' aiuola tanto bramata.

Con passi cauti e quasi incerti, triste per non poter divivdere quella gioia con la sua amata amica, ma al contempo felice e sicura che quella felicità l' avrebbe raggiunta, nel paese delle farfalle, il luogo dove secondo lei andavano le farfalle dopo che sopraggiunge la morte.

La Luna torno a rispendere in cielo attorniata dalle Stelle, che caddero dal volto della Luna, come Perle che diedero al suo vestito nuova luce, come adornato di tante piccole lucciole.

Raccolse il più bello dei fiori sradicandolo con tutte le radici, che portarono con sè una zolla di terra dove lei sotterrò la sua amica, tenendo quel pezzo di terra da cui spuntava quel fiore tra le sue piccole manine.

Lo stesso fiore si era lasciato cogliere, quasi con una volontà propria, non ponendo alcuna resistenza; in quel momento gli spruzzi d' acqua che attiravano costantemente la sua attenzione si attivarono, bagnandole dolcemente il corpo quasi come una leggera pioggia che come il passo di una fata, cadeva quasi senza far rumore per non fratturare quel velo di silenzio e per non calpestare i sogni della piccola bambina.

Parlo con la Luna e questa le chiese cosa più desiderasse: lei rispose vegliare sempre sulla sua piccola amica.

E illuminando il suo corpicino bagnato, un raggio della sua argentea luce le si adaggiò dolcemente sopra il corpo del piccolo angelo, illuminando anche il piccolo tesoro che teneva nei palmi della mani, inginocchiata e con il capo leggermente reclinato su di esso per vegliare meglio sulla piccola amica scomparsa, con i lunghi fili d' oro che si sporgevano leggermente dinnanzi al volto, nasconde leggermente una parte del grazioso volto.

Le piccole gocce si cristalizzarono, trasformandola infine in una piccola statua di ghiaccio brillante come il cristallo.

Sorse allora il Sole e invio il più caldo dei suoi raggi ad illuminare il suo piccole cuore ora di cristallo, per farle anch' egli un dono, esaudendo un suo desiderio: la sua luce riportò alla sua anima la gioia che provava nel vedere i riflessi smeraldini delle gocce sotto l' effetto di quel misterioso gioco di luci.

Prima che inoltrasse la sua richiesta, il Sole sorse e con la calda luce dell' alba, sciolse il suo corpo che si tramutò in tante piccole goccie verde smeraldo, cariche di speranza che si riversarono nel terreno.

Successe talora quello che più tardi alcuni chiamarono miracolo: non solo il cielo era tornato ad essere la casa degli astri, ma una pioggia carica di gocce verde smeraldo bagnò dolcemente l' intera città e gli abitanti, che si ridestarono come da un lungo sogno, tornando a far brillare del suo antico splendore la città.

Da quel giorno, ogni giorno alcuni hanno affermato che sulle foglie e sulle corolle dei fiori di quell' aiuola, si potevano trovare gocce cariche di speranza e di un verde smeraldo, lacrime delle Stelle, portate da un raggio della Luna e trasformate al mattino in rugiada dal Sole.

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postato da KillerInside alle ore 02:02
lunedì, 24 aprile 2006

Ho atteso che le nubi si diradassero
per scoprire che la Luna è un miraggio vuoto
impreziosito da false speranze e
fallaci illusioni.

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postato da KillerInside alle ore 15:50
sabato, 22 aprile 2006

Una volta ho sentito due uomini parlare.
 
Una volta ho sentito due uomini parlare delle loro case e sentirli dire che erano quanto di meglio potessero desiderare.
Una volta ho sentito due uomini parlare della loro famiglia e sentirli dire che era la loro ragione di vita.
Una volta ho sentito due uomini parlare del loro lavoro come mezzo di elevazione.
Una volta ho sentito due uomini parlare dell' amore e sentirli dire che non esiste gioia più grande.
Una volta ho sentito due uomini parlare della vita e del mondo e sentirli dire che erano felici d' esser nati.
 
Una volta ho sentito due uomini mentire spudoratamente, velando le lacrime con vecchie bugie, troppo vecchie per non scriocchiolare sotto i passi degli uomini che vi costruiscono sopra la loro vita e il loro futuro.

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postato da KillerInside alle ore 11:35
giovedì, 06 aprile 2006

Alza la falce
Dispiega le ali
E spezza le nostre catene
con la tenebra liberatrice.

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postato da KillerInside alle ore 11:27
giovedì, 06 aprile 2006

Speranze intessute in fili d' argento,

labili trame di fallaci tessuti,

rischiarate da gocce di pioggia cadute dal viso

mischiate alla foschia del mattino,

ricopri le mani d' oro e d' argento

il respiro smorzato, la forza decade,

lo spiraglio di vento si affaccia qui,

lo spiraglio di vento si affaccia in questo luogo

e per un attimo di compagnia, ti porta nell' eterna solitudine,

circondata dalla terra e sovrastata dal nulla.

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